Spagna, Rajoy: “Chiedero’ aiuto alla Bce”. E vara una manovra da 40 miliardi

Rajoy Spagna

“Posso assicurare al 100% che chiedero’ il salvataggio”. Il premier spagnolo Mariano Rajoy prova a tranquillizzare l’Europa e all Wall Street Journal garantisce che chiedera’ l’aiuto del fondo Esm, il quale entrera’ ufficialmente in vigore il prossimo mese di ottobre. E’ la condicio sine qua non per i Paesi in difficolta’ per mettersi sotto l’ombrello protettivo della Banca Centrale Europea e del piano anti-spread ideato da Mario Draghi.

Per garantirsi l’acquisto dei propri titoli di Stato dall’istituto Francoforte, il governo spagnolo dovra’ fare quelli che alla Merkel piace definire “i compiti a casa”. Madrid ha varato oggi una manovra finanziaria da 39 miliardi di euro che prevede tasse sulle emissioni di anidride carbonica, sulle transazioni azionarie e il taglio dei benefici fiscali. Il governo estendera’ al 2013 i congelamenti dei salari pubblici e varera’ un nuovo istituto per il monitoraggio del deficit e del debito.

Inoltre, come ha spiegato lo stesso primo ministro al Wall Street Journal, il governo si prepara a bloccare migliaia di pensionamenti anticipati. Al momento la Spagna ha intenzione di utilizzare circa la meta’ dei cento miliardi gia’ stanziati dal fondo Efsf, l’antesignano dell’Esm. Il problema di Madrid e’ che ancora il governo non ha fatto i conti su quanto denaro necessita per salvare il proprio sistema bancario.

Indignados

Secondo gli analisti della IE business school di Madrid e’ certo che la Bce sara’ costretta a intervenire. Ma l’intervento e’ condizionato a una richiesta diretta del Paese interessato, il quale deve firmare una serie di impegni con la famigerata Troika (Fmi-Bce-Ue). L’obiettivo del primo ministro spagnolo, secondo il pensiero di molti analisti,sarebbe quello di ritardare il piu’ possibile la richiesta di aiuto, aspettando che peggiori la situazione anche in Italia. In questo modo il governo iberico potrebbe strappare condizioni migliori.

Anche perche’ in contemporanea la Spagna deve soddisfare le richieste dell’Unione Europea, in primis ridurre il suo deficit dall’8,9% del 2011 al 6,3% quest’anno, per arrivare al 4,5% nel 2013 e al 2,8% nel 2014. Il tutto in un Paese in cui la disoccupazione ha raggiunto il 25% della popolazione. Nella capitale proseguono le proteste in piazza degli Indignados, gli scontri e gli arresti. E a Barcellona, “capitale” di una Catalogna sull’orlo della bancarotta, il presidente Artur Mas ha chiesto l’indipendenza attraverso “l’autodeterminazione” e ha indetto elezioni anticipate per il prossimo 25 novembre.

Claudio Forleo

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